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Eloisa Gobbo è un’artista difficile da classificare, la cui pittura sofisticata chiama in causa l’osservatore ed ha quindi un forte aspetto interattivo.
Le sue tele esibiscono colori e messaggi squillanti e sotto l’apparenza di una leggerezza decorativa nascondono in realtà una riflessione su alcuni temi chiave della nostra attualità: il ruolo della comunicazione, gli ipertesti, le simbologie sacre e profane, la rappresentazione della sessualità, la percezione dello scorrere del tempo.
A chi guarda appare un labirinto di forme e colori. Ma Eloisa Gobbo è evidentemente un’artista che sfida l’osservatore: se si accetta di impiegare del tempo per immergersi nelle sue tele, si possono districare e scomporre immagini e significati, e si scopriranno elementi iconografici provenienti dal web, da molteplici tradizioni pittoriche, dal design e dalla grafica pubblicitaria. L’atto dell’osservazione costringe a fare in prima persona un’esperienza che Daniele Capra ha definito di “iperstimolazione retinica”.
E all’osservazione va sempre accompagnata un’analisi linguistica dei titoli, perché Gobbo battezza le sue opere “Attrazione fetale”, “Orgasmi naturali geneticamente modificati”, “Organismi naturali geneticamente mortificati” o “Il minimo di sesso garantito”. Come nel caso delle immagini, queste parole hanno una leggerezza che ammicca all’uso del cervello ultrarapido, distratto e massificato che ci viene richiesto ovunque. Ma per coglierne le sfumature sono richieste capacità opposte: analisi, immaginazione, coinvolgimento dell’esperienza personale. In questa ambiguità sta il fascino delle tele di Gobbo e chi non è disposto ad andare oltre la decorazione se lo perde.
L’attenzione del mondo dell’arte nei confronti di Eloisa Gobbo è testimoniata dall’ormai consistente numero di sue mostre personali e partecipazioni a collettive.
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ELOISA_GOBBO - Orgasmi naturali geneticamente modificati
cm 40x50, acrylic on canvas, 2007
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