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Il lavoro di marco Demis si fonda sulla tensione fra l’espressione e il non detto. I soggetti sono bambine, ritratte come bambole aristocratiche dalla pelle color latte, dagli abiti retrò e dallo sguardo languido e stupito. Una umanità ingenua e ambigua, colta nella sua intima fissità priva di referente.
Le figure sono sospese in uno spazio cupo e indefinito, sovrastato da un cielo plumbeo, privo di avversione o familiarità. Gli alberi sono secchi arabeschi, il terreno è freddo e coperto di brina, le case sono vuote e lontane. Ideali senza essere astratti, i soggetti si rapportano talvolta ad oggetti singolari, dall’enigmatica utilità. Vecchi giocattoli di legno, gabbie di ferro, contemporaneamente vicini e distanti dal soggetto. Non vi è risposta sul fine e sul senso futuro di questi oggetti e personaggi.
La ristretta gamma cromatica fa da filtro malinconico; il lavoro vuole essere “novantiquo” (Galileo), contemporaneo nei temi e nelle suggestioni ma avere un rapporto di continuità con il passato, in particolare con la linea italiana, con il ritratto ideale e basato sul disegno che passa attraverso autori quali Botticelli e Modigliani. Il lavoro trae inoltre spunto teorico dalle riflessioni di Baudrillard sulla seduzione, sull’opera che si svela in contrasto alla cultura mediatica basata sull’apparizione che affascina e muore con la sua comparsa.
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MARCO_DEMIS - Untitled cm 41x35, oil on canvas, 2010
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