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5 domande e 1/2 a Marco Grassi

 

Smartarea. Per un pittore come te bisogna iniziare dalla tecnica. Come nascono i tuoi quadri?

Marco Grassi. Io sono partito dall'astrazione. La figura umana c'è sempre stata, ma all'inizio la vedevo solo io per così dire. Poi sono arrivato a definire meglio l'immagine. Mi piace molto studiare il disegno, e per eseguirlo uso una matita grassa, di quelle per il vetro, che si scioglie molto bene nella trementina. Ma questa fase è preceduta dalla preparazione della tela. Scelgo tele speciali, magari delle pezze d'arredamento già colorate o con un motivo stampato. In fondo ho un gusto barocco. Su queste applico dei pigmenti colorati, in funzione del ritratto che ho in mente. Poi sporco la tela ulteriormente con dei colori ad olio molto diluiti. Solo allora arriva il momento del disegno. La grafite nera si scioglie, a contatto con la trementina, e crea delle macchie scure. Altre macchie colorate affiorano da sotto, lentamente, dalle zone pigmentate all'inizio. Infine, stendo dell'altro colore in verticale con il fratazzo da muratore. Mi piace far colare tutti questi strati.
A volte invece dipingo su tavola, e alla fine faccio laccare il tutto da un'azienda brianzola, effetto lucido.



Smartarea. Come come? Sfrutti l'indotto?

Marco Grassi. Eh già..Poi recentemente ho cominciato a usare una tecnica del tutto diversa, per dei ritratti di piccolo formato: eseguo tutto alla prima, con colpi di spatola, senza nemmeno il disegno.

 

 

Smartarea. Tu sei anche un pittore dei contrasti: pose ammiccanti, ma sguardi dolci. Disegno ben definito e gestione anarchica del colore. Impianto estetico pop, ma pittura "tradizionale" con olio e pigmenti


Marco Grassi. Ma certo. Tra l'altro adesso sto accentuando questa cosa, perchè uso molto il rosa. I colori pastello accendono per contrasto certe pose "volgari" o semplicemente sfacciate delle modelle. Perseguo a livello conscio anche la tensione tra l'ordine e il disordine, tra la precisione del disegno e il caso del gocciolamento o dell'affioramento dei pigmenti da strati inferiori della tela.

 


Smartarea. Chi sono le ragazze dei tuoi quadri?

Marco Grassi. La risposta ovvia, "belle ragazze", non è esatta. Devono essere ragazze che mi emozionano, e tendenzialmente "normali". Se la modella mi trasmette una particolare emozione, il lavoro è già fatto. Certo, la fatica dell'esecuzione pratica dipende poi da molti fattori. A volte uso modelle d'accademia, e tutto risulta molto veloce. Ma spesso dipingo ragazze conosciute per caso, e naturalmente è necessaria più di una seduta per rompere il ghiaccio.

 



Smartarea. Insomma, sono tutte persone reali. Cosa cerchi in loro?


Marco Grassi. Io sto cercando di catalogare la mia generazione. Anzi, no, non è esatto: voglio catalogare i miei anni. E' come fare un film su questi ragazzi...la colata di colore verticale di cui parlavo prima è dovuta anche al fatto che io concepisco le tele con un taglio cinematografico, e mi piace pensare al movimento verticale della pellicola.
Considero le persone, certo, e non faccio mai ritratti ambientati. Lavoro per serie: ho cominciato con i teenagers, e ho dipinto il modo in cui si vestono, si atteggiano, si muovono.
Ho smesso quando mi sono accorto che mi stavano devastando lo studio (ride). No...la verità è che mi ero stancato della loro "innocenza". La serie "Love me tender" ritrae gli ammiccamenti di ragazze decisamente più cresciute, mentre una successiva serie di taglio "urban culture" ha zoomato su tatoo, piercing, creste punk, felpe col cappuccio. E' seguito un periodo bastardo, dovuto a una crisi sentimentale, e ora dipingo in rosa.

 


Smartarea. Voglia di tenerezza?

Marco Grassi. Precisamente

4 aprile 2008

 

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Marco Grassi

 

"Dopo una crisi sentimentale - confessa Marco Grassi - ho cominciato a usare molto il rosa". Notare i piatti coordinati

 

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