5 domande a Vanni Cuoghi

 

D. Vanni, è vero che dipingi senza nessun supporto iconografico, usando solo la memoria e l'intuizione? Come si fa?

R. Si, è vero, è solo questione di allenamento. Ho imparato a farlo da bambino, perchè mio papà, artista anche lui, mi “proibiva” di copiare dicendomi che un bravo disegnatore attinge alla propria memoria. Questo tipo di pratica mi ha permesso, nel corso degli anni, di sviluppare una memoria visiva molto forte. Se devo disegnare un oggetto o un animale che non conosco, osservo a lungo e ossessivamente le immagini che lo ritraggono. Nel momento in cui lo disegno traccerò sulla carta solo i tratti essenziali che caratterizzano la forma e, attorno ad essi, costruirò la figura. Anche Andrea Pazienza faceva così.

 

 


D. Perchè questa predilezione per il Settecento?

R. Amo la “pulizia formale” del '700 e del '400. Rococò e Rinascimento sono epoche dai grandi contrasti sociali dove tutto sembra chiaro e limpido, mentre in realtà Illuminismo e Umanesimo erano attraversati da ombre e inquietudini; basti pensare alle figure di Savonarola e  di Robespierre. Anche nei miei dipinti amo rappresentare situazioni o scene in cui la modalità narrativa stride con la rappresentazione formale...sono dipinti per adulti travestiti da illustrazioni per l'infanzia.

 


D. Smartarea, dopo una riflessione comune, ti ha chiesto di realizzare delle opere in cui fosse presente il tema dell'ossessione contemporanea per la tecnologia. In che modo questo tema si lega alla tua ricerca?

R. Luciano Inga-Pin, un importante gallerista milanese scomparso recentemente, mi insegnò che è dovere di ogni artista essere “assolutamente contemporaneo”; questo significa che bisogna essere testimoni del proprio tempo. L'ossessione per la tecnologia è la paura, per certi versi, di essere esclusi. E' lo stesso meccanismo che porta ad acquistare, compulsivamente, abiti firmati (Bauman parla approfonditamente di questo in “Homo consumens”).
La mia idea è che questa deriva può essere stemperata con l'ironia: un ottimo sistema per riequilibrare il tutto. Ecco perchè una piccola Venere può nascere da un portatile aperto a mò di tridacna.

 

 

D. Ci sveli qualcosa dei procedimenti tecnici, e in particolare delle velature, che usi per dare quell'aria sognante ai tuoi personaggi?

R. Per quanto possa sembrare strano, non progetto mai nel dettaglio un lavoro, disegno direttamente sulla tela senza preparare nessun cartone. Le figure si compongono “magicamente” da sole. L'assenza di un paesaggio o di un fondale pone maggiormente l'attenzione sulla componente narrativa. La tela bianca (che viene dipinta di bianco ) è come l'anta di un frigorifero a cui si attaccano dei piccoli magneti. Questa sospensione delle figure dona un taglio onirico a tutti i personaggi che sembrano sospesi nel vuoto.

 

 


D. Qual è il ruolo dei grandi spazi bianchi delle tue tele, dal punto di vista compositivo

R. La mia tecnica è molto semplice, non uso trucchi particolari, è semplicemente acrilico su tela condito con ...un po' di pazienza. Il vero segreto è che le mie storie sono desunte e filtrate da scene o racconti che sento in metrò o al supermercato. Vi posso garantire, che la realtà supera di gran lunga la fantasia !

 

 

 

26 gennaio 2010

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Vanni Cuoghi nel suo studio

 

 

Le opere che Vanni ha dipinto per noi, appena prima di lasciare il cavalletto

 

 

Relax & lenti di ingrandimento sono de riguer nello studio di Vanni Cuoghi

 

 

Ahi ahi ahi. Ma come, tecnologia tecnologia, e poi ascolti le MUSICASSETTE? Vanni, chissa cosa ne penserebbe Inga-Pin...

 
 
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