6 domande ad Elena Rapa
D. Elena, cominciamo dalle influenze sul tuo mondo estetico. Tu citi Cosme Tura e Albrecht Duerer. A me sembra che tu per qualche via sia sprofondata parecchio anche nella morbosità delle illustrazioni vittoriane, come quelle di Sir John Tenniel per Alice in Wonderland.
R. Sì, sono d’ accordo. L’iconografia vittoriana descrive mondi dalle atmosfere lisergiche e ossessive che mi attraggono, nei disegni di Tiennel per Alice ritrovo maggiormente affinità per la sua stretta vicinanza formale all’illustrazione contemporanea. Su Alice, appunto, lo studio che ho fatto sull’iconografia del racconto, si è concentrato maggiormente nei disegni di Carrol stesso, per l’illustrazione di Alice Underground, precedente ad Alice nel mondo delle meraviglie, perché piu secchi e commoventi. Cosme Tura e Durer sono artisti geniali, non affini al mio lavoro, ma imprescindibili.
D. E questa cosa del coniglio…si torna a Durer (o al Bianconiglio), oppure è un’immagine più legata a una simbologia personale?
R. Più che a Durer mi rivolgerei ad altri due grandi creatori di mondi e fisionomie dell’assurdo: Brueghel il Vecchio e Bosh... La caratterizzazione antropomorfica dell’umanità si realizza direttamente quando si guardano le persone, è divertente.
D. Ho fatto una carrellata veloce tra i tuoi temi. Vediamo: malattia, disturbi dell’alimentazione, pulsioni di morte, regressioni fetali, ibridi, consapevolezza traumatica delle parti molli/interne del corpo. Tutto questo, mi sembra, nelle tue opere è più “messo in scena” che analizzato. Vivi la pratica artistica anche come terapia?
R. No, niente terapia, ma è imprescindibile che nella narrazione subentrino anche gli avvenimenti della propria vita.
Tutto quello che hai elencato descrive una possibilità di filtrare il mondo, è una questione di prospettiva. Non essendo un'artista concettuale o che concettualizza il disegno tendo a descrivere ciò che vedo e che mi affascina del reale… e penso a David Lynch.
D. Tu sei soprattutto una disegnatrice, e hai sperimentato molte tecniche. Ti consideri in una fase di ricerca – dal punto di vista formale intendo – o pensi di aver trovato la tua strada per esprimerti?
R. La ricerca è alla base della complessità qualitativa di un lavoro. Un lavoro non può essere completo se dietro non ha un tipo di ricerca costante, quotidiana e sperimentale.
Il mercato non sempre vuole che la ricerca di un artista vada oltre il suo dato di riconoscibilità formale, ma ciò non implica la necessità di attenersi a questa condizione.
Sono convinta del dovere da parte di qualsiasi “creativo” di spingersi sempre più in profondità, senza lasciarsi abbindolare troppo dalle gratificazioni materiali con cui il mercato ti seduce.
D. Ci parli di “Meringhe Rosa”?
R. “Meringhe Rosa | Dolci incontri diabetici” è un festival contenitore di tanti linguaggi artistici partito nel 2006 che si svolge nel comune dove abito, Cartoceto. Sta nel sottotitolo il senso del Festival: “dolci incontri diabetici”.
È un progetto che lavora sul senso dei rapporti tra le persone. Gli artisti invitati sono tutti nostri amici, chiamati in veste di artisti, collaboratori, curatori e aiuto logistico.
Il team si modifica adattandosi ed allargandosi in base alla programmazione, e ogni anno vengono chiamate persone nuove cercando di dare visibilità a giovani bravi artisti.
Il concetto base è quello di una partecipazione collaborativa per realizzare un evento a low-budget che cerca di rendersi visibile attraverso la rete di rapporti che ogni singolo artista ed amico è in grado di attivare, tramite un passaparola a piu livelli, istituzionali e non. Da quest'anno il festival rientra nel sistema provinciale dell’arte contemporanea, e questo è un bene per coloro che partecipano per avere anche una visibilità più di settore.
D. A cosa stai lavorando adesso?
R. Sto lavorando ad un progetto per la collana “Schizzo” con testi di Luca Scornaienchi, la cui pubblicazione è prevista per il 2009.
9 luglio 2008