5 domande a Giulio Zanet
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Smartarea. Le tue opere vanno viste come una interpretazione della realtà esterna, o vogliono esprimere un mondo interiore? Giulio Zanet. Entrambe le cose. La realtà e l'interpretazione di essa passa attraverso la mia visione; quello che viene da dentro è il come la realtà mi influenza e mi condiziona. Sono sempre molto attento a come ciò che mi circonda mi modifica. L'uomo è un essere con una grande capacità di adattamento, nel bene e nel male: credo che per abitudine potremmo abbassarci alle cose peggiori. Ed io faccio parte del mondo, quindi immagino che ciò che suggeriscono le mie opere sia al tempo stesso espressione di me e osservazione dell'esterno. E non potrebbe essere altrimenti.
Smartarea. Le immagini che presenti spesso sono curde e molto dirette. Giulio Zanet. Non mi interessa provocare, scandalizzare o colpire. Penso più a suggerire o a invitare lo spettatore ad una riflessione, una sospensione. Propongo delle suggestioni, dei rimandi, delle congetture. L'interpretazione resta liberissima, non ho nessun messaggio da veicolare. Smartarea. Parlaci della tua tecnica compositiva e di come nascono i titoli delle tue opere. Giulio Zanet. Lavoro con molta libertà. Cerco di pormi i minor limiti possibili. Inizio a mettere un soggetto sulla tela, aggiungo, tolgo, cancello. Penso a delle cose mentre lavoro e cerco attraverso la composizione dell’opera di darne forma. Quando comincio un nuovo lavoro non ho mai idea di come andrà a finire. Nessun progetto. So solo su cosa voglio concentrarmi. E man mano prende forma. È un lavoro processuale che proprio nel processo ha il suo senso. Il titolo resta in sospeso finché non trovo, assemblando parole, la frase giusta a descrivere sinteticamente ciò che ha partorito l’opera finita.
Smartarea. Quali artisti hanno influenzato la tua arte? In cosa senti di innovare rispetto alle tue fonti di ispirazione? Giulio Zanet. Mi lascio influenzare un po’ da tutto. Volendo citare gli storici, sicuramente Schiele e Bacon, per poi continuare con Rauschenberg e la Nuova oggettività tedesca. Tra i contemporanei mi vengono in mente Neo Rauch o il gusto di Nathalie Djurberg. Con l’elenco delle influenze potrei continuare a lungo, passando dal fumetto all’illustrazione, dal cinema alla letteratura. Non mi sforzo di essere innovatore, mi pare piuttosto complicato inventarsi qualcosa di nuovo di questi tempi, specialmente in pittura. Cerco di fare il mio e di farlo al meglio. Forse già questa banale coerenza ha in sé qualcosa di originale.
Smartarea. Al premio Italian Factory 2010 hai vinto una borsa di studio per un programma di residenza di due mesi presso il centro culturale GlogauAir a Berlino. Cosa ti aspetti da questa esperienza? Giulio Zanet. Ho intenzione di lavorare sul senso di non appartenenza. Cosa ne verrà fuori ancora non ne ho idea. È la mia prima residenza e sono ben disposto verso tutto ciò che mi verrà incontro.
8 febbraio 2011 |
Giulio Zanet nel suo studio
Giulio lavora con molta libertà. Quando comincia un nuovo lavoro non sa mai come andrà a finire, sa solo su cosa si vuole concentrare
E piano piano l'opera prende forma...Quale la prossima? |
