4 domande a Michael Rotondi
Smartarea. Da quali esperienze artistiche sei partito?
Micheal Rotondi. Il mio lavoro nasce dall’illustrazione. E’ una cosa che si vede, direi, anche se poi io uso l’illustrazione in maniera ironica. Quello che mi interessa è contaminare il mio lavoro con ricordi familiari, con immagini che vengono dai viaggi che ho fatto e dall’infanzia. Ma anche con spunti che prendo dalla musica.
Smartarea. Che musica ti piace?
Micheal Rotondi. Il rock, il punk, la musica degli anni ’90. Recentemente ho partecipato ad esempio a una mostra intitolata “I maledetti del rock”. In effetti il mio lavoro è in gran parte un tentativo di riflettere su un dato generazionale, usando una grafica punk.
Smartarea. Sei un isolato o ti riconosci in qualcuna delle ondate estetiche di questi anni?
Micheal Rotondi. Mi rendo conto che quello che faccio può sembrare pop, ma in realtà non mi sento parte dell’ondata pop. Il mio lavoro ha bisogno di un respiro più ampio, e penso che questo si capisca guardando le mie installazioni, i progetti più complessi. Ad esempio in maggio sono stato chiamato ad Urbino a fare un progetto su due torri della città vecchia. Si trattava di due stendardi di un metro per tre, ispirati ad una leggenda su due nobili urbinati, che si contestavano il possesso di una campana.
Poi certo, mi capita di disegnare alla maniera del surrealismo pop, ma in realtà io voglio dare una dimensione più ampia al mio lavoro.
Smartarea. Prima parlavi di suggestioni improvvise che prendi dai ricordi, quindi da una dimensione personale, ma anche da elementi della cultura contemporanea. Come li gestisci? E cos’è che ti ha colpito recentemente?
Micheal Rotondi. Molto semplicemente, prendo appunti. L’ultimissima cosa che mi ha colpito è stata la pubblicità dell'aperitivo Negroni. Prima ancora, l’album di Sebastién Tellier “Sexuality”, che si rifà alle colonne sonore dei film erotici degli anni Settanta. E’ un genere diciamo pornopop che trovo stimolante. Del resto la mia è una pittura sporca.
21 novembre 2008