Wany: bio
Andrea Sergio nasce a Brindisi nel 1978.
Inizia il suo percorso artistico con il graffitismo a soli 12 anni, nel 1990, è già noto come Mr.Wany, lo pseudonimo con cui firma i graffiti sui muri della sua città. Si diploma al Liceo Artistico “Edgardo Simone” di Brindisi e successivamente si specializza col massimo dei voti presso la “Scuola Internazionale di Comics" a Roma. Nel 2000 si trasferisce a Bologna dove viene assunto come Art-Director dalla Dynit, una delle più importanti case editrici di cartoon e fumetti giapponesi.
Negli anni lavora come decoratore, scenografo, fumettista, illustratore, grafico pubblicitario, design, art director, progettista, serigrafo e creativo con delle parentesi di producer musicale/talent scout, editoria autoprodotta, e ballerino professionista sino ad approdare alla pittura.
In 20 anni di graffitismo raggiunge molti obiettivi, come vincere contest regionali, nazionali ed internazionali, essere invitato come giurato in quanto uno tra i maggior rappresentanti della cultura hip hop in Italia nel Writing, dipinge in meeting di writing in Italia, dalla Sicilia al Piemonte; insegna come docente su questa cultura in Università e corsi di specializzazione in scuole private. Realizza art work e progetti per Nike, Adidas, Coca Cola, D&G, Casio, Timberland, Wolkswagen, Mtv, Mediaset, Avis, Toei Animation Japan, Reebok, Eastpack, Rai Sat Smash, Sky. Viene intervistato da giornali, Tv e radio in Italia ed all’estero che si interessano al suo operato artistico, nonchè pubblicato su Libri, catalogi e Dvd. Nel 2005 la sua notorietà esplode anche all’estero viene invitato a numerosi meeting ed esposizioni in Croazia, Germania, Inghilterra, Belgio, Danimarca, Romania, Grecia, Olanda, Austria, Spagna, Francia, Bosnia, Svizzera, U.S.A., Brasile, Argentina, Nuova Zelanda, Equador e Russia.
La curiosità e la personalità creativa lo spingono a sperimentare le tecniche e i supporti più svariati, in questo modo approda alla tela col bagaglio artistico del writing, del fumetto, della grafica pubblicitaria e dell'illustrazione. Entra così da innovatore nel circuito più accademicamente artistico, partecipando a importanti mostre personali e collettive in gallerie e musei in Italia ed all’estero. Come “Sweet Art Street Art” la mostra voluta da Vittorio Sgarbi ed Alessandro Riva, presso il PAC di Milano, oppure il MAC (Museo d’arte contemporanea) a San Paulo in Brasile e nella maggiori capitali europee come Londra o Parigi. Così nel 2007 firma un contratto con una galleria con cui lavora per circa un’anno che lo porterà a vivere a Milano. Dopo questa parentesi il suo lavoro è molto richiesto e inizia a lavorare in modo autonomo con gallerie e musei in tutto il mondo.
Scrive di Lui il Critico Marco Meneguzzo: “Mr.Wany elabora uno scenario postatomico, spesso popolato da una umanità mista (di razze e di metalli), dove l’Oriente fisiognomico diventa l’Oriente fantastico dei manga. E’ la riproposizione dell’esotismo misterioso, così come si può formulare in un mondo dove non esistono più “posti esotici”.
Il critico d’arte Vittorio Sgarbi sceglie inconsapevolmente il graffito di Mr.Wany al Leon cavallo come il suo preferito, poi in seguito curerà alcune delle sue mostre, presentandolo come uno dei più rappresentativi artisti di questa corrente.
La sua pittura nasce dall'esperienza metropolitana del writing, dalla passione-ex-professione del cartoon giapponese e delle ultime tecniche grafiche, dalla vulcanica personalità creativa. Balza subito all'occhio l'originalità della sua ricerca e sperimentazione cromatica, utilizza modi e tecniche variegate, creando sintesi insospettabili e fluide, fra colature di colore, tags, pensieri scritti stilizzati o criptati, e disegni fantastici, surreali, onirici. La realtà viene filtrata e interpretata attraverso una sensibilità che prende coscienza dei problemi esistenziali dell'uomo d'oggi, delle nevrosi, dei meccanismi di frenesia e isolamento contemporanei; e reagisce inventando un mondo in cui vivono nuovi simboli e personaggi, un mondo enfatizzato, deformato, decostruito, in cui l'artista "scolla" dal supporto murale i suoi soggetti, trascinandoli sulla tela o trasformandoli in toys ed installazioni. E' così che giunge, dunque, a far "resuscitare" anche oggetti senza vita, framenti di strada come materassi, frigoriferi, lavatrici, televisori, recuperandoli nelle discariche e facendoli diventare angeli, bambole felliniane, animaletti un pò teneri un pò cinici, richiami sensuali e sessuali. Anche la sua arte pittorica risente di questa simbologia apollineo-dionisiaca; dunque accanto al richiamo infantile del "pupazzo", si inseriscono avvolte riferimenti diabolici o macabri, come teschi, sangue, cervelli umani. Ma il tutto viene eseguito con grande ironia, con il gioco dei pensieri che ridimensiona la realtà e sperimenta nuovi orizzonti; ed è così che la sua arte fluttua nell'universo dei più dinamici linguaggi contemporanei.