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Smartarea. Un artista che crea opere in un metaverso è una presenza accettata o disturbante?
Luca Lisci. I metaversi sono una realtà che non era neppure immaginabile solo fino a pochi anni fa. Sono cambiate molte cose dall'avvento dei simulatori elettronici e successivamente di internet. Si sono aperte possibilità che non potevamo prevedere. Abbiamo creato nuove forme di interazione fra persone, o se volete, sono cambiati gli strumenti che mediano la percezione della realtà.
E' facile osservare come la tecnologia è ai nostri giorni ciò su cui fondiamo la maggior parte delle decisioni quotidiane. Basti pensare all'uso che facciamo del navigatore satellitare, degli smartphone oppure dei social media.
L'estetica è guidata dal digital imaging: la manipolazione delle immagini è diventata parte integrante dei sistemi di valutazione sul significato di ciò che ci accade intorno. I media digitali sono diventati pervasivi, ubiqui: liquidi. In questo contesto stiamo ridefinendo il concetto di realtà, e questo riguarda anche l'arte: le nuove avanguardie sono virtuali. E' una rivoluzione inevitabile, ed il ruolo degli storici e della critica sarà di guidarne l'emersione; stanno tutti cercando di capire come fare, e non è una semplice operazione di catalogazione.
Ad esempio, nei progetti d'arte virtuale è necessaria l'interazione fra piu utenti, mediati dai loro avatar. Persino l'ambiente virtuale interagisce attivamente 'performando'. Non è straordinario che l'osservatore fruisca l'opera e le relazioni con gli altri mediante un proprio doppio dotato di facoltà di interazione? I 'nativi digitali' lo ritengono una cosa assolutamente normale, ma la cultura precedente fatica a comprendere, utilizza strumenti di indagine obsoleti, si perde persino nel cercare di capire 'dove finisce lo strumento e dove inizia l'opera', di fatto rifiutando il fondamento stesso di questa rivoluzione, ovvero che l'esperienza dell'opera virtuale incomincia con il trascendere nel proprio avatar. Si rifiuta il concetto di identità come 'alterità al sè', disciplinati come siamo dalla definizione di identità che la società del controllo impone. Per essere accettato puoi essere come vuoi purchè l'identità sia 'certa'.
Smartarea. Tu usi Second Life come una piattaforma che ospita contenuti?
Luca Lisci. I metaversi sono deliri remix! Tutti i metaversi, anche Second Life, sono libere discariche creative, ogni utente è abilitato a creare e condividere oggetti virtuali e contenuti multimediali. L'artista vive questa abbondanza attingendo senza limiti dai manufatti altrui nelle proprie creazioni. La citazione assume un gusto straordinario nei metaversi, è parte integrante della loro poetica. Gli oggetti virtuali esistono in potenza per numero infinito, un oggetto virtuale è archetipo. Quando includi un oggetto ne assimili la sua sostanza: non lo porti ad altro da sè eppure lo ricodifichi. E' l'iperbole del ready made.
Smartarea. Prevedi per i metaversi un'evoluzione nel senso di una maggiore integrazione con la realtà?
Luca Lisci. La tecnologia dei metaversi ha un unico destino: aumentare la realtà stratificando sensi nuovi, diversi. Verificare le infinite 'altre' possibilità. Andare "oltre" l'interfaccia di uno schermo è una scelta artistica. Percepiamo il mondo virtuale attraverso i nostri sensi: l'old school della fantascienza dice che se ciò che i nostri sensi percepiscono è la realta', anche il virtuale è reale.
Una certa nuova sacralità legata ai metaversi imporrebbe il dogma: se non esiste, ci credo.
Smartarea. Qual è il tuo atteggiamento nei confronti della tecnologia? Sei un tecnomane, eppure nelle cose che crei c'è un aspetto molto fisico, molto organico, addirittura carnale.
Luca Lisci. Siamo creature di sogno inchiodate alla materia: ci occorre di risalire dalla nostra natura biologica per trascendere. Ecco perchè il nostro destino materiale, e tutto cio che esso implica, è per me fonte di ispirazione straordinaria.
Smartarea. So che sei interessato alle mitologie, ce ne parli?
Luca Lisci. Lavoro costantemente sulla mitologia, è stata nella mia vita la chiave di lettura di ogni momento importante. E' parte integrante del mio linguaggio: i miei lavori si fondano sul governo di suggestioni in chiave mitopoietica. Sono cresciuto da cristiano negli studi del mistero e delle liturgie e la parabola è stata nella mia infanzia la guida dei miei pensieri più profondi. Da ragazzo mi hanno affascinato le mitologie pre-classiche come ad esempio i misteri eleusini e lo zoroastrismo.
Da giovane artista ho lavorato sui miti della modernità, i personaggi tanto cari alla cultura pop.
In un momento di maggiore maturità ho approfondito poi i miti classici greci e i riti anticoromani arrivando negli anni recenti a scoprire la gigantesca tradizione Hindu.
gennaio 2011
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Luqh Lusch
Luqh Lush
The Zhong
Venom Violet
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